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Oltre la nebbia

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Caro Valter o Walter (non ho ancora capito se ci vuole la "v" o la "w")... Sono un bimbo del Nord, e l'altra sera a cena ho sentito il mio papà parlare di te. Un uomo con la faccia arrabbiata e la voce strana, ha detto in televisione che tu al nord non pigli un voto. Mio papà gli ha dato ragione e poi ha fatto una risata cattiva. Io sono preoccupato. Sì perchè mio papà da sempre retta a quell'uomo lì, e si vanta di bere l'acqua del Po filtrata nella brocca della Brita. Io so che non è vero. Abbiamo visto in televisione un documentario di Santoro su come abbiamo ridotto il Po, che sta diventando salato. Una volta mio papà è andato anche alla sorgente, sul Monviso, vestito come quelli di Asterix, e ha sposato mia mamma con un rito che si chiamava driudo o druido, non mi ricordo più. Poi, dopo il crollo dei due palazzi in america, hanno sostituito i nanetti in giardino con delle statue che a me...

L'erba dei vicini

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Giorgio John Squarcia suona inquietante, nel contesto. Ieri ho seguito la docufiction sul caso di Erba, con tutti i pregiudizi possibili. Giorgio John Squarcia, però, ha confezionato un ottimo prodotto. La novelization da lui scritta e diretta mi è piaciuta, anche tanto. Chiaramente ha suscitato un vespaio. Potete leggerne qui. La ridda dei commenti squarcia più di Giorgio John... Ne trovate anche tre miei, tra cui questo: "Sono arrivati i dati auditel. La docufiction al 17, flop. Matrix (con Azouz in studio) al 27, successone. Il che significa che la professionalità della fiction non ha premiato. Il voyeur preferisce sempre l’originale. Questo sì, dovrebbe farci riflettere. Insieme alla “compressione” sociale a cui ci ha relegato questo tardo capitalismo decadente. Con chicche psicotiche come un commento sotto, sulla pena di morte. Stiamo entrando in quella fase in cui la collettività viene vissuta come infida nemica, e ...

Trash

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Nel mio piccolo sono un fottuto talent-scout, direbbe Tarantino. Lui pesca a piene mani nell’immaginario dell’entertainment popolare, di ogni tempo e latitudine, riscoprendo un fascino perduto. Anch’io, tanti anni fa scoprii lui. Era un periodo che mi sparavo due film alla volta, con amici cinefagi. Entravo in un cinema e poi in un altro. Quella sera d’estate i titoli che c’ispiravano di più erano “Reservoir dogs - Le Jene” e “Cuba libre” . Tralascio il secondo, già da quella sera rimasi colpito dal primo. Era qualcosa di nuovo. Forse perché era qualcosa di vecchio. Insomma, una felice scoperta per le quattro persone sudaticce in sala. Anzi, ora che ci penso, due facevano dell’altro. Doppio film in una sera, come nei “grindhouse” americani, le sale a doppia proiezione. Ci si poteva trovare roba di kung-fu, o blaxpoitation, o inseguimenti d’auto con super-stuntman, o le super-amazzoni di R...

Nino, gli altri

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Volevo parlare del film che ho visto domenica. Ha vinto l’oscar. È ambientato in quattro location: appartamento + solaio, teatro, sede polizia politica, un parco cittadino. Soprattutto, appartamento e solaio. La scelta dei luoghi. Il luogo DDR. Dove lo spazio è tempo compresso. Dove non c’è aria. Tutto scorre sottotraccia, e crea suspance. La suspance del sopravvivere. Anzi del sottovivere. “Le vite degli altri” è davvero scritto bene, con una regia precisa, un robusto impianto drammaturgico e una manciata di attori come non se ne vedevano da anni. Soprattutto la spia, che squarcia lo schermo senza battere ciglio. Poi c’è un surplus, per chi è stato/è/sarà simpatizzante di idee anche solo prossime a quelle che hanno portato a quel delirio. Ci si interroga davvero su tante cose, il film ti svuota, ti chiama in causa. Poi, però, mi interrogo anche su un altro aspetto. Quanto sarà costato? I...

De profundis, de generazione, sui generis

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Ecco, ce l’hanno fatta. C’erano segnali ovunque, da tempo. So che quello che penso è indifendibile, come indifendibile è la situazione attuale. Ma qual è l’alternativa? Stamattina ho sentito un gruppo di giornalisti discettare dell’argomento col sorrisetto. La strategia parte da lontano, forse addirittura da un piano preciso che prese corpo da noi, e che aveva una dimensione internazionale. “Rinascita democratica”, si chiamava. Lo slogan mascherava l’idea opposta, quella di tornare a uno stato prenatale. Sì, ce l’hanno fatta. Il settanta per cento degli italiani detesta politici e sindacati. Erano i due obbiettivi centrali di quel piano. Il popolo su misura dei miliardari. È fatta. Complimenti vivissimi. Divinizzare la rinuncia, interrompere il senso evolutivo, la società che ritorna nel suo utero. Chiede sicurezza, protezione. Gioco. Una comunità di infanti, monetizzati e autoreferenziali. ...

Acqua

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Arriva il giorno dell'acqua, trattieni il respiro. Come il tappo d'aria prima del Vajont. Come a Longarone, non siamo pronti. Acqua sporca, arida, siccitosa, alta come la montagna. Arriva. Confondono la tenerezza con la compressione. E a comprimere il vuoto, esplode. Glielo dimostreremo. Arriva. Trattieni il respiro. Sarà un attimo. Poi t'insegnerò a nuotare. Entreremo nel cuore del Vajont, per uscire dall'altra parte. E capire. Umidi. gaia per davvero - assalti frontali  

Odradek

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"C'è chi dice che la parola Odradek derivi dallo slavo e cerca, in conseguenza, di spiegarne l'etimologia. Altri invece pensano che la parola provenga dal tedesco, e sia solo influenzata dallo slavo. L'incertezza delle due  interpretazioni consente, con ragione, di concludere che nessuna delle due dà nel segno, tanto più che né coll'una né coll'altra si riesce a dare un senso preciso alla parola. Naturalmente nessuno si darebbe la pena di studiare la questione, se non esistesse davvero un essere che si  chiama Odradek. Sembra, dapprima, una specie di rocchetto da refe piatto, a forma di stella, e infatti par rivestito di filo;  si tratta però soltanto di frammenti, sfilacciati, vecchi, annodati, ma anche ingarbugliati fra di loro e di qualità e colore  piè diversi. Non è soltanto un rocchetto, perché dal centro della stella sporge in fuori e di traverso una bacchettina, a cui se ne aggiunge poi ad a...