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ARBOS

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Forse è mia madre quella che appare al minuto 7:55, dietro uno striscione. Forse no, non importa. La storia di questa fabbrica è l'inizio della storia della mia vita. Una vicenda incredibile, che dovete assaporare, vivere tutti, che ci parla come nessun'altra, in tempi orribili di legge 30 e poi Job's Act (fatico perfino a pronunciarlo). 1975/1976. L'ARBOS produceva mietitrebbia, il punto di congiunzione tra l'industria e l'agricoltura. Con il grano si fa il pane, e il prodotto era destinato soprattutto ai paesi in via di sviluppo. Ma la proprietà americana da un lato inizia a temere il comunismo italiano, in quegli anni dirompente, dall'altro fa conti sballati e ceffa l'analisi di mercato, con i soliti ottusi manager revisori dei conti tanto in voga oggi. Insomma, gli "yankee" decidono di chiudere. 440 dipendenti, tra cui mia madre, lasciati a casa dal giorno alla notte. No, in quegli anni, in un posto creativo e di frontiera tr...

Gli strumenti del potere

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Visto su RAI STORIA. Altroché "House of cards". Nel 1975, noi sapevamo fare sceneggiati storico-politici di livello mondiale. GLI STRUMENTI DEL POTERE, di Marco Leto. Racconta degli intrighi interni al regime fascista, nome per nome, delibera per delibera, azione per azione, con dialoghi ficcanti e ritmo sincopato. La figura di Italo Balbo, il suo scontro con Farinacci e Tamburini a Firenze. Come gli estremisti tenevano lontani i liberali e come questi intendevano portare nuova linfa al fascismo a patto di sciogliere le squadracce. Intanto, l'opposizione clandestina cercava di riorganizzarsi, rinforzata dalla ferocia delle milizie nere. Il controllo delle confederazioni sindacali, le reprimende di Mussolini stesso per la loro conflittualità salariale contro gli industriali. Un modo esemplare per capire quegli anni, e specchiarsi.

Stelline

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Come diventi grande alla svelta. Negli spogliatoi della pallanuoto, per la prima volta ti ho visto ragazzino, mi hai dato una risposta emancipata, con un vocione. Allora stasera mi sono coricato al buio vicino a te, sotto le stelle fluorescenti che avevo attaccato al soffitto quando eri piccolo. Ho voluto parlarti di sesso, del rispetto che dobbiamo alle donne, via via che diventiamo grandi sempre più necessario. Mi hai detto una cosa sui gay che mi ha stupito. "È una cosa no rmale, è amore" . Abbiamo discusso sulla stupidità di usare quella parola come insulto, e di come la violenza e le parolacce e certe frasi siano il termometro esatto della sofferenza di una persona, di come capire l'altro fa parte della curiosità, che la differenza la fa la cultura, quel che si legge sui libri, nei fumetti, quel che arriva dai film… Poi ti sei addormentato, per fortuna, prima di parlare dell'Inter.

Social death

Bisognerebbe scrivere un libro sulla morte al tempo dei social. Qui, dove tutto si amplifica a dismisura, la morte dello sconosciuto ci diventa amica in due click, e ci fa suoi. Questo giocattolo violento è un suo progetto, in fondo, della morte stessa. La morte social, la morte della società. Più passa il tempo più capisco il pudore dei riti, la riservatezza della vita contadina. Io, la vita, qui, non la percepisco più. Troppa rabbia, perché sia vera. È morte.

La bacchetta magica

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Che magia, è il caso di dirlo. Collegarsi con una classe in Sardegna, via Skype, e imbastire una storia insieme. E saltano fuori le due tavole più intense del mondo, piene della solita stupefacente maturità del cervello dei bambini, della loro sensibilità. In due vignette-chiave, un loro dialogo m'ha fatto tremare, per la potenza. È sempre un salto mortale carpiato, senza rete, farsi gettare parole a caso e organizzare storie. Grazie anche alla recettività della maestra, li ho condotti con mano nella costruzione delle tavole, vignetta per vignetta, schizzate a distanza sulla lavagna LIM. Quei cerotti nella vignetta 6 della prima tavola fanno capire che la mamma è stata picchiata dal papà. C'è di mezzo la vestizione per il carnevale. Un traffico di maschere e bacchette magiche, lo sguardo lucido della bambina, l'infingimento degli adulti, che d issimulano. I due dialoghi più importanti arrivano da due piccoli studenti. Una femmina, Giada, che fa dire alla bimba: ...

La rosa spinosa

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"Peccato" (Beyond the forest, 1949) di King Vidor . Film oscuro, intrigante, noir nel vero senso della parola. Bette Davis come nella canzone di Kim Carnes, i suoi occhi all'ennesima potenza, tutti protesi verso l'abisso, che è l'abbaglio provinciale del denaro, della grande città, un'ossessione che spinge Rosa Molino a vette di perfidia inarrivabili, a snaturarsi come donna, come madre, come essere umano, la porta a uccidere. Non è lei il demonio, ma il richiamo irrefrenabile del benessere, che tutto sradica. Ho sempre percepito la dark lady anni quaranta come una grande figura di emancipazione femminile, giocata sul paradosso. La dama nera si ribella alle convenzioni, rende banale la morale borghese; la mantide svetta, domina, ammazza, ma poi non si sopravvive. Anche nella mitologia, Circe è maga eremita, trasforma gli uomini in animali consoni alla loro natura originaria, e alla fine libera Ulisse e il suo equipaggio. Restando sola, nel...

I film gemelli

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"Questa terra è mia" , di Jean Renoir (1943). Visto dopo "Anche i boia muoiono" , di Fritz Lang, dello stesso anno, sullo stesso argomento: l'occupazione nazista. In Lang si trattava di Praga, qui di un villaggio della Francia. In entrambi i film, scritti da Dio ( nel secondo film incarnatosi in Bertold Brecht ), la figura del nazista abile, scaltro, colto, capace di insinuarsi nelle menti, di utilizzare il ricatto soprattutto psicologico per fiaccare ogni resistenza. Libertà, resi stenza e ribellione sono incarnate nella figura femminile, qui una Maureen O'Hara mozzafiato. Charles Laughton è il professore pusillanime, che alla fine si riscatta, con un epico discorso dal banco degli imputati, fino al finale in cui legge ai suoi studenti la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo , prima di essere portato via. Smuove tutto, a un livello tale che spenta la tivù ho comprato il DVD. Voglio che i miei figli lo vedano subito. Il ti...