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Macronite

Leggo analisi assurde. A me colpisce una cosa, l'astensione, che ha danneggiato anche la Le Pen. Neppure il populismo riesce più ad appassionare il popolo. Ma il popolo è quella cosa spalmata ovunque con gli smartphone in mano a navigare nel nulla, più che la sofferenza delle periferie antiestablishment, della classe operaia ormai destrorsa, raccontate dai furbacchioni dei media. Il popolo sta scivolando nel nulla indistinto, non per colpa dell'establishment, ma di sé stesso. Ormai privo di avanguardie, di racconto, di principi di solidarietà, di voglia di emancipazione. Anzi, non esiste colpa, non è una categoria utile a capire. Se continiuamo così verrà il giorno che rimpiangeremo la rabbia, che almeno è un'emozione. La web society sta ammantando tutto, sta immergendoci in una gigantesca bolla reazionaria, apatica e livorosa, post-democratica, tutta ritirata nel privato, senza più tenuta collettiva. Solo un collettivo disintegrarsi. Non è l'entropia borghese di cui pa...

Donna vera

Grazie mamma Rai. Che documento prezioso , confezionato con una passione civile rara. Dovrebbe essere visto da tutti coloro che si impegnano, sempre, ovunque. Il coraggio di una donna comunista che sfidò il padrino di Caccamo. Una storia potente che ovviamente il cinema italiano non racconterà mai, impegnato nel sottovuoto del nulla.

Liquore

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In assoluto una delle meraviglie della vita, non si può rinunciare al caffè Borghetti allo stadio, è un must. Bello tornare a quella dimensione di proletariato urbano, anche se nazistoide, urla antiche al posto delle URL moderne. Una raccolta di figurine e figurone della periferia milanese, dai lineamenti storti come i palazzoni popolari dei quartieri operai. Eccolo, il mitico ciclostile. La fanzine si chiama "l'Urlo della Nord", appunto. Raccolta fondi per coreografie, racconti di impr obabili trasferte, sempre meno epiche, appelli alla difesa tribale, tra daspo, tessere del tifoso, burocrazie, proprietà cinesi, stadi vuoti. Nell'intervallo, vecchi fascistoni barcollanti dalle voci rauche, ti accarezzano i pupi con la tenerezza dovuta alla gioventù hitleriana, soprattutto il pupo finnico. Poi guardano il papà e restano un attimo straniti. Mi è sempre successo, in curva, ma so come fissarli. Nella barba bianca, nella scapigliatura da zecca, trovano comunque tracce ...

Il ricatto dell'immediato

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Boh, l'immagine… Secondo voi filmare l'appello finale di uno che vuole morire serve davvero a sostenerne la causa? Affezionarsi alla vita dei suoi occhi aiuta a staccare la spina del suo dolore? Vedere il marito che lancia la moglie dalle scale previene i femminicidi? Sicuri? Il bambino africano che guarda in lacrime il tuo pranzo dalla televisione fa cogliere il dramma della fame, la struttura della po vertà? O l'immagine - esondando - destruttura, e priva poi di senso comple ssivo le questioni? D'immagine si muore, oggi. Ci sono i video che catturano l'ultimo momento, "filming is own death". Muoiono i ragazzini per i "Daredevil Selfie" sui binari. So che qui suona ipocrita, ma tanta rivoluzione futura, forse, passerà dal ritorno di un pudore, denso e significativo, che sappia spiegare la struttura del tempo, il suo senso lungo, senza il ricatto dell'immediato. La civiltà delle immagini crollerà, assediata dalle nuove parole. Vanno cercate b...

Bears

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Michael Stipe e David Letterman. Ora che mi avvio ad emularli, vorrei capire il perché del fenomeno. La lunga barba bianca è una ricerca di senso? Nel loro caso, due direzioni diverse dell'effetto simbolico del testosterone. C'è un filo di continuità tra le barbe ultracurate dei giovani hipster e queste, incolte ed eremitiche? O sono in aperta contrapposizione? Tempo fa ero a cena con un tizio che l'aveva uguale. "Tutti mi dicevano di tagliarla, quindi l'ho fatta crescere!", la sua spiegazione. Di sicuro, sotto si muove una impressionante crisi di identità maschile che tende a ribadire un qualcosa. Forse il patriarcato in crisi, di cui resta il fantasma iconografico. Vorrei capire, appunto.

Dissing in the rain

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È tutto così, tutto. Bisogna studiare e combattere il nuovo atroce capitalismo totemico, pervasivo, travestito da effimero. Alle elementari, i bambini si appartano con i cellulari, entrano in questo loop, che ha i videogames come matrice, e i vlog come modello, e meta (economica). La litigata (dissing) come codice di relazione, simile alla partita del game. Si entra in una realtà distopica, di conflitto permanente, virtuale e non solo, che scardina il processo di crescita emo tiva. Dietro, le aziende, le loro strategie di marketing, che sono diventate anche meccanismo politico. Il click baiting, la fandome, il "diventare famoso" al centro di questa mistica. Il mondo adulto non sa, non conosce niente di questo, vocaboli, codici. Neanche la sociologia, se ne occupano i SERT, ormai. Gli adulti ne percepiscono solo una eco al contrario, che porta tutti a litigare sul niente. Perché un supporto aziendale ti ha instillato il meccanismo, a tua insaputa. Anche a te. Bisogna studiare....

Un'altra età

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Che bella intervista, QUI. Franco Loi  QUELLA mattina ci fu la strage. Sul piazzale Loreto giacevano una quindicina di partigiani. Per la prima volta Franco Loi, quasi un adolescente, percepì gli effetti brutali della morte. Il cartello umiliante, appeso al collo di uno di loro, con su scritto "Banditi", spalancava una tragedia inaudita. Il colpo di coda di una guerra feroce. Non c'era poesia. Non c'erano Salgari e Verne che, con le loro avventure, lo avevano fatto sognare. Solo la brutale efferatezza di un episodio. E una data: il dieci agosto 1944. Cosa ricorda di quel giorno? "C'era un sole bellissimo. Ero uscito di casa per andare a scuola di ripetizioni. Mi avevano rimandato in tutte le materie. Il fascismo era anche questo. Giunsi sul luogo, inaspettatamente, e vidi quei corpi ammonticchiati. Un'immagine tremenda. Scoprii che c'era anche il padre di un mio amico. Ero frastornato. Tutto lì intorno mi pareva finto. Finti i fascisti...