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Iron ciapét

Immagino la serata dell'amico lontano che non ha potuto salutare sua madre per l'ultima volta. Di là, i cuccioloni ridono chiusi nella loro stanza. Il vip straf atto è anche quello che si è speso di più. Ci sono i deejay che pompano da stanzette al neon. Tutti i propositi erano fuffa. Non ho letto un rigo, fatico a scrivere. Per ora è tutto compresso, troppa l'attesa di mezza parola positiva, da qualche parte. Si parlava tanto della perdita di futuro, era un vezzo. Poi, quando arriva per davvero, raspi la terra per cercarlo, il futuro, come fosse l'oasi di un deserto improvviso. Abbiamo scoperto il potere lisergico delle "Iron Ciapèt" della Hunziker. Due tiri di pallavolo rubati in un angolo di cortile chiuso, nel timore che il pallone cada, perché nessuno senta. Le finestre intorno, i terrazzi arati da lunghe telefonate. Rimpiangere le corti, con il ciacolare tra le ringhiere. Ogni sentimento in clandestinità, tranne quelli fra le mura. Le campane lente, le ...

Plank

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Flusso, scusate. Ogni giorno uno stato d'animo diverso, anzi, ogni sei ore, ormai. Tra poco muterà a fasi orarie, alla fine al minuto. Rabbia, ironia, preoccupazione, risate, ansia, dolore, il flash-mob, le dirette dalle case, quelle dei narcisi influencer, il canto dei palazzi, le news ossessive, un abbraccio, la paura nel riceverlo, le brutte notizie da amici e parenti, quelle belle, i video divertenti, il pretesto del cane a pisciare, che ridere, la passeggiata, il pensiero apprensivo per i clochard, trovare sexy le donne in mascherina. Gli scampoli di dialogo con gli umani là fuori, i pochi incrociati durante la spesa, condensare in poche battute ciò di cui si ha bisogno emotivamente. Battute fulminanti, tra il guardingo e l'empatico. Ogni cosa minimale, ogni cosa all'eccesso. Stranamente, di notte si dorme, come se ci si spegnesse. Poi, al mattino, per un attimo ci si chiede se tutto questo è vero, cosa diavolo ci è capitato. Poi si svegliano i ragazzi, per un attim...

Virus

Ne usciremo diversi, ne sono convinto. Anche dal punto di vista economico, ci sarà un'esplosione di voglia di vivere, ridere, viaggiare e fare cose. Questo capitalismo al collasso, che da tempo ci ha trasformati in zombie, sembra messo in scena dalle strade deserte con la gente chiusa in casa, gli scaffali vuoti e i ragazzi impauriti per il futuro; ancora in questi giorni specula, il vampiro moribondo, giocando cinicamente con borsa e spread, insieme a chi soffia da tempo sul la paura e ora vede gli effetti del chiudere tutto, temere il prossimo, con la gente in casa. Tutta 'sta merda ansiogena e crudele, nel film della realtà, ha le ore contate. La argineremo, come il virus, agendo insieme, ovunque. Per poi uscire, spazzare via tutto. Ci voleva una grande paura collettiva per farci capire. Faremo un'economia sociale, di pura energia e voglia di futuro, interconnessi come si deve. Non 'sto schifo. Te li dò io, i ricchi, gli ospedali privati, la menzogna, i privilegi e l...

Il fulminatope

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«E che dire di Lorenzo Calza, fantasioso ed estroverso piazzista che vendeva il “fulminatopi” finché un giorno divenne uomo di fiducia della marchesa Dalla Rosa Zambelli, donna di squisiti sentimenti umani di cui fu appunto lo zelante faccendiere. La marchesa era tra l’altro proprietaria (poi lo diede in gestione) del cinema "Roma", inaugurato nel 1912, ubicato in Piazza Cavalli, al primo e secondo piano successivamente occupato dal "Banco di Roma". Era un cinematografo freque ntato dalla buona borghesia cittadina, con le più recenti pellicole. A quei tempi, a far pubblicità ai film, non c’erano né manifesti, né provini, ma imbonitori che invitavano il pubblico ad entrare. Nella memoria popolare permase a lungo appunto il Calza, personaggio spigliato e disinvolto, dotato di eccellente loquela che gli derivava dalla sua precedente attività, che conquistò con la sua simpatia e savoir- faire la marchesa che lo volle appunto come “tuttofare” per il cinema e quindi p...

Cuccioli

Intenerito da una cucciolata di animaletti, con i loro occhioni, mi sono ricordato di un periodo della mia infanzia in cui detestavo quel tipo di sensazioni, le cose fragili e indifese le avrei stritolate. Avevo un po' di sadismo, dentro, e mi facevo paura. Ma riuscii a contenermi, magari immaginavo di torturare lucertole, ma poi - a differenza di tanti amichetti - non l'ho mai fatto. Scattava un freno. Mi sono sparato anche il cinema più estremo, anche musica sanguinante, pagine splatterpunk. Eppure, col tempo, nella psiche è avvenuto un ribaltamento totale, che mi ha dimostrato cose. Dal peggio, il meglio. Il mio angelo viene dai peggiori bar di Caracas. Non esiste morale, in astratto, esiste l'esperienza, anche quella emotiva. La coscienza si stratifica. Ora, se vedo una cimice chiamo mia moglie, e se schiaccio una formica mi sento in colpa. Perfino la zanzara non mi lascia indifferente. È questo che non capisce, chi vorrebbe censurare tutto il brutto. Per...
Lo sapete, sì, che dobbiamo tornare a parlarci tutti? Io l'ho appena fatto, con un amico, ed è importante, soprattutto fra uomini. Lo sapete che ci stiamo perdendo una generazione ? Lo sapete che i bambini che abbiamo trattato come semidei in una società interconessa nel consumismo, diventati ragazzini, sono alle prese con il loro specchio di Narciso e non accettano più nessun ostacolo, nessun brutto voto o rimprovero? Lo sapete che il mondo degli adulti, ai loro occhi è evane scente? Lo sapete che si baciano col pallottoliere, per Instagram, che tutto per loro è quantitativo, che ogni affettività sembra svanita, compresa quella per chi li trattava come semidei? Lo sapete che la loro vita sessuale sarà condizionata da questo imprinting anaffettivo ? Lo sapete che la musica moderna viene campionata usando come test i ragazzini pre-adolescenti? Li avete studiati i loro games, gli upgrade delle loro vite virtuali? Le vedete le pettinature? Lo vedete questo vissuto a sciame, in perenn...

Strozzare le nuvole

Non farò riferimento alcuno, ovviamente, ma finché verranno chiamate "Graphic Novel" e celebrate come eventi, opere di cento pagine che rappresentano il corrispettivo dei layout e della stesura provvisoria dei dialoghi delle prime dieci pagine pre-lavorate di un professionista, il settore fumetti si avvia a morire per asfissia bulimica. Grandi case editrici, spesso di ambito solo letterario, si sono abituate a pubblicare opere a fumetti con disegni e trame a volte dilettante schi, zeppe di splash-page, di primi piani muti, o pensieri sparuti, inframezzati da lunghissime didascalie-spiegone, spesso illeggibili. Oppure, sequenze di illustrazioni pittoriche senza reale sequenza di azione. Come se al cinema invece dei dialoghi e della regia, si assistesse a un mutismo a piani fissi, o a continue voci fuori campo costrette a spiegare quel che succede, su immagini ad effetti speciali, senza effetti reali, soprattutto nel campo delle emozioni. Qualcuno la chiamerebbe rarefazione,...