Ricordo quel che mi disse Trentin, il giorno in cui lo conobbi. Parlammo di musica e fumetti, conosceva Muñoz, Pazienza, e cose eclettiche, anche se sembrava uscito da un disegno di Vittorio Giardino. Spaziava su tutto. Poi parlammo di Resistenza, i Trentin avevano combattuto in Francia, in Italia, sui monti, nel cuore di Milano. Bruno a diciassette anni guidava una brigata partigiana, fu anche gappista, fu imprigionato, torturato. Ricordo gli aneddoti sulla guerra di Spagna. I solchi del suo viso meraviglioso, la erre con dentro il sapore di Francia, l'avventura dei tanti fronti, la barba bianca curata, l'eleganza, perfino guizzi federalisti proudhoniani. Aveva dentro l'Europa intera, quella profonda. Gli occhi sempre bassi, quasi timido, si guardava intorno a guizzi e ragionamenti. Nei solchi del viso la questione operaia, assunta in quel modo lì, pieno e responsabile, fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, al sacrificio di dover supplire un vuoto istituzionale, e ...
rinnovo l'abbraccio
RispondiEliminaps. non rispondermi come nell'sms ;)
non è per niente un buon giorno di primavera per voi, mi dispiace molto
RispondiEliminati lascio un abbraccio inconsistente da blogger fantasma, ma forse un briciolo di valore può averlo lo stesso
...
RispondiEliminaUn abbraccio, comunque.
-Stefano
Decisamente una non buona Pasqua.
RispondiEliminaMi spiace.
Un abbraccio.
Mi spiace.
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