Ricordo quel che mi disse Trentin, il giorno in cui lo conobbi. Parlammo di musica e fumetti, conosceva Muñoz, Pazienza, e cose eclettiche, anche se sembrava uscito da un disegno di Vittorio Giardino. Spaziava su tutto. Poi parlammo di Resistenza, i Trentin avevano combattuto in Francia, in Italia, sui monti, nel cuore di Milano. Bruno a diciassette anni guidava una brigata partigiana, fu anche gappista, fu imprigionato, torturato. Ricordo gli aneddoti sulla guerra di Spagna. I solchi del suo viso meraviglioso, la erre con dentro il sapore di Francia, l'avventura dei tanti fronti, la barba bianca curata, l'eleganza, perfino guizzi federalisti proudhoniani. Aveva dentro l'Europa intera, quella profonda. Gli occhi sempre bassi, quasi timido, si guardava intorno a guizzi e ragionamenti. Nei solchi del viso la questione operaia, assunta in quel modo lì, pieno e responsabile, fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, al sacrificio di dover supplire un vuoto istituzionale, e ...
E sentiamo! :-)
RispondiEliminaEra una notte buia e tempestosa...
RispondiEliminaProva ad andare avanti.
;)
Ma quest'ultimo commento è uno spam o è il seguito del racconto?
RispondiEliminaè il seguito del racconto. Più orrore di questo... certo non è quello che intendeva Lorenzo, scusate.
RispondiEliminaAnche se si è firmata altrove, già avevo intuito l'autrice. Meno fuori tema di quanto lei stessa si è sentita.
RispondiEliminaPrendo appunti.
Altri fuori/in tema?
Non lo so, Lo, io sono troppo impressionabile per essere un'appassionata del genere. Posso drti, però, che i miei incubi notturni sono sempre legati a qualcosa che ha a che fare con la claustrofobia (eppure non sono claustrofobica!). La cosa veramente agghiacciante è che, tutte le dannate volte, scopro che la bara, intorno a me, me la sono costruita da sola (con parole, opere o, più facilmente, omissioni...). A quel punto è ovvio che nel sogno urlare non serve a niente, perchè nessuno ti sente o perchè la voce non esce... non serve a niente perchè è nel nucle di se stessi che quella voce deve arrivare, non in un fuori ormai impossbile.
RispondiEliminaEcco, ora che ho scritto il mio post inutile, ti saluto! ;-)
gaia
Sei in crisi di idee? La dolce attesa ti sta troppo intenerendo? :-))
RispondiEliminaL'horror non è esattamente il campo in cui mi cimento meglio. Come sai, io, più miele c'è, e più mi sento a casa.
Comunque Gaia mi ha dato uno spunto parlando di incubi.
Potrei raccontarti qualcuno dei miei incubi ricorrenti, a seconda dell'età e delle fasi della mia vita. Per me, terrificanti!
Pronto con carta e penna?
:-)
Post utilissimo, Gaia.
RispondiEliminaNessuna crisi, rugiadì. Anzi, stento a contenerle. Comunque, sono pronto, vai!…
Stanotte sono successe cose per le quali non ho avuto bisogno di avere incubi... ne stavo vivendo uno... e dentro di me ero così, un urlo inespresso che non veniva fuori, ma io lo "sentivo" e mi sentivo anche la "faccia" cher urlava, mentre la mia voce usciva dalla bocca apparentemente tranquilla e "misurata".
RispondiEliminaPsicologia da strapazzo sulla blogosfera. Strano però che nel raccontare una storia horror si pensi solo a se stessi, ai propri incubi, per di più in versione claustrofobica.
RispondiElimina'Sta rete espande o comprime?
O semplicemente specchia?
Che personaggi vedreste in una vostra personale versione di "Lost"?
ogni tanto 'sta rete ingloba, in altri momenti aggroviglia ed attanaglia, in altri libera, in altri ci fa sentire come piccole mosche catturate... in attesa che un ragno faccia festa...
RispondiEliminalost??? solo in translation... ;)
Questo romanzo col ragno l'hanno già scritto, Truth. S'intitola "Tre millimetri al giorno", di Richard Matheson (Edizioni Fanucci).
RispondiEliminaHa un finale simile al nostro. L'infinitamente grande che si fa infinitamente piccolo. Ma che può essere infinitamente a suo agio anche nel piccolo, volendo.
Insomma, un invito a prendere le giuste misure.
Found in translation ;)
e caro Lorenzo.... dici poco!!! :)
RispondiEliminagrazie per la dritta del romanzo... lo cercherò!
Mumble... Per quanto mi riguarda, se devo pensare ad una storia horror, cosa a cui per indole non ho mai pensato, mi vien sì più facile di pensare alle mie paure e ai miei incubi, piuttosto che a storie più o meno inventate con la fantasia.
RispondiEliminaNon credo sia tanto colpa quindi, almeno in questo caso, della rete che ingloba.
Nel mio caso è solo mancanza di fantasia, unita in effetti, a quel pizzico di egocentrismo che, come un po' tutti, mi porto sempre dietro sia dentro che fuori la blogsfera.
Il massimo che potrei fare è un mix di tutti i miei incubi ed inventare un protagonista che li viva al posto mio!
Perchè altrimenti, gli orrori, sono quelli che vedo fuori tutti i giorni...
La fantasia è un muscolo, Rugiada. A quale personaggio immaginario faresti vivere una storia horror? Uomo, donna, professione, età. Luogo. Dove, come e attraverso chi proiettare un tuo incubo.
RispondiEliminaPensa ai classici dell'horror. La doccia, l'hotel abbandonato nella neve, lo scrittore impazzito, partorire il figlio del diavolo, la statuetta che prende vita, i morti che ritornano...
Cosa ti spaventa di più? Ovvero, cosa/chi useresti per spaventare di più?
Eh sì... La fantasia è proprio un muscolo. Diciamo che di solito però la mia fantasia è sintonizzata su altri canali! :-)
RispondiEliminaComunque... Uhm... I morti? Magari tornassero... No, i morti non mi fan paura, quindi non riesco a fantasticarci su. Sono certi vivi che bisogna temere!
Un ragazzino, sui 12-13 anni. E una scala da salire. Per quanto lui si impegni con tutte le sue forze e corre per arrivare in alto, la scala va solo in discesa. Più corre e più scende, benchè lui debba salire. E ad ogni piano, sia da un lato che dall'altro, corridoi infinitamente lunghi e bui. E porte. Bianche. Chiuse. Quando finalmente, ormai stremato, raggiunge l'ultimo piano, un'unica porta lasciata appena aperta. Silenzio. Buio. Solo un flebile spiraglio di luce dalla fessura...
Ehm... Che ne dici? :-)
Aspetta... Piano... Sto prendendo appunti...
RispondiElimina,)
Ricordati che il copyright è mio!
RispondiElimina:-)
Com'era quella storia dei "creative commons"? Boh?… La interpreterò a mio modo. ;)
RispondiEliminaVedi, io ho in mente la sovrastruttura, la situazione di fondo (che ovviamente non rivelo). Ho in mente anche tutto il resto, a dire il vero. Ma se il personaggio di qualcuno volesse fare capolino, potrebbe farlo...
Guarda, stamattina mi sono svegliata con il ricordo di un sogno (a proposito di incubi!!) in cui arrivavo sul tuo blog ed in particolare su questo post e mi scrivevi: "ehi Rugiada, ora basta con tutti questi commenti".
RispondiEliminaGulp! Più horror di questo!
Ci sono rimasta malissssimo!
Vedi di farti perdonare nel prossimo sogno, vigliacco!
Adoro le rose rosse, grazie!
:P
Comunque il mio piccolo contributo strampalato l'ho dato. Se vuoi che mi spremo ulteriormente, passa prima alla cassa.
;-)