Ricordo quel che mi disse Trentin, il giorno in cui lo conobbi. Parlammo di musica e fumetti, conosceva Muñoz, Pazienza, e cose eclettiche, anche se sembrava uscito da un disegno di Vittorio Giardino. Spaziava su tutto. Poi parlammo di Resistenza, i Trentin avevano combattuto in Francia, in Italia, sui monti, nel cuore di Milano. Bruno a diciassette anni guidava una brigata partigiana, fu anche gappista, fu imprigionato, torturato. Ricordo gli aneddoti sulla guerra di Spagna. I solchi del suo viso meraviglioso, la erre con dentro il sapore di Francia, l'avventura dei tanti fronti, la barba bianca curata, l'eleganza, perfino guizzi federalisti proudhoniani. Aveva dentro l'Europa intera, quella profonda. Gli occhi sempre bassi, quasi timido, si guardava intorno a guizzi e ragionamenti. Nei solchi del viso la questione operaia, assunta in quel modo lì, pieno e responsabile, fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, al sacrificio di dover supplire un vuoto istituzionale, e ...
Ciao,
RispondiEliminaposso chiederti di dove sei?
Certo. E io posso chiederti chi sei?
RispondiEliminaSì, sono "Ludovigo L. Menarini" del blog di Cuperlo. Non mael le tue installazioni.
RispondiEliminaBenvenuto, architetto. Qui mi vede di fronte, ma le informazioni le ricava dal "profilo"!
RispondiEliminaBellissimi, raccontano tante cose.
RispondiEliminaSte
Onta e disonore ai costumi da bagno, agli scaldabagni e agli oscar da bagno. E io mi son perso la manifestazione, magari ci avrei ricavato un cilicio gratis.
RispondiEliminase ce la fa meglio per lei...
RispondiEliminaciao, Lorenzo
Resta il dubbio se davvero la lotta per la libertà e l'emancipazione debba avere come vessillo un costume da bagno.
RispondiEliminaMi emozionò molto il video di "Miss Sarajevo", con il concorso di bellezza nella città assediata. O quel reportage: il centro estetico nella Grozny distrutta dai bombardamenti. Con le ragazze che si facevano belle in mezzo al sangue.
Ma m'interessa anche la studentessa che indossa il chador come gesto di dignità.
La mistica del burqua sì, burqua no. La bellezza, nel brutto. Libertà della bellezza, o dignità della salvaguardia? Bel dibattito, ma non basta. Le donne vengono tenute sempre lì, nel limbo estetico (in senso etimologico).
Continuo a nutrire la speranza di sentire volare alto un "pensiero al femminile", fatto di concetti strutturati e in fila, oltre che di indumenti, gesti emblematici. Abbiamo bisogno di pensatrici, di filosofe, non di emblemi.
Chè una donna che pensa scava davvero il terreno sotto l'impero maschile.
L'emblema, invece, finisce per diventare inesorabilmente costume da bagno o velo protettivo.
Il pensiero al femminile..
RispondiEliminamolto bella questa cosa che hai detto...
p.s. ieri ho letto Julia e Berardi che parlava di te e del tuo bimbo..mi è piaciuto di più leggerlo..mi pareva di far parte della famiglia.. :-)
bacioni